23 gennaio 2009

Ci si trasferisce e si ricomincia su www.orsatti.info

Dopo tre anni di blogger ho finalmente attivato un mio sito/blog proprietario all'indirizzo www.orsatti.info.
Questo blog, perciò, verrà aggiornato solo occasionalmente mentr sul nuovo sito sarà possibile accedere a numerose risorse e informazioni anche multimediali che sulla piattaforma di blogger non era possibile attivare e insrire . Quindi basta un click e il lavoro prosegue.
Questo blog rimarrà comunque attivo per permettere l'accesso ai 300 post e più di archivio inseriti in questi anni.
Grazie.

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02 gennaio 2009

Come si costruisce una guerra di mafia. Prima puntata

Tracce, appunti, brevi anticipazioni del libro inchiesta su Cosa Nostra "A schiena dritta" in uscita a marzo per la casa editrice Socialmente.

Quando senti che sei su una storia che vale la pena seguire non è possibile mollare. Anche se le logiche redazionali te lo consiglierebbero. Anche se a volte ti ritrovi a lavorare in un territorio così delicato senza avere le spalle coperte. E allora le coperture te le inventi, le cerchi anche fuori dal tuo giornale. Mi sono trovato, per questo, a dover investire tutto il mio tempo libero su questa inchiesta, tralasciando tanti aspetti della mia vita privata e pagando prezzi, anche economici, che forse non mi potevo permettere di pagare. Ma quando hai trovato le fonti, hai appoggio sul territorio e hai la spinta a andare avanti sarebbe un delitto mollare. E c’era anche un altro aspetto da non sottovalutare. La stampa nazionale aveva praticamente mollato, all’epoca, il filone Cosa Nostra, se non per qualche sporadica uscita, accodandosi al filone “Gomorra” che, grazie al successo editoriale del libro di Roberto Saviano, tirava molto di più dell’inflazionata mafia siciliana. Meglio le sparatorie spettacolari dei Casalesi, che ti permettono di riempire pagine senza sforzo, che interpretare i segnali che arrivavano dal palermitano.

Segnali che, invece, raccontavano di una mafia in ebollizione, di una rete di famiglie, gruppi e mandamenti in cerca di uno nuovo ordine. E la storia racconta che il nuovo ordine, da queste parti, si ottiene quasi sempre attraverso il sangue.

Mi spiego meglio. Cosa Nostra ha avuto il tempo e le risorse per far fronte all’offensiva dello Stato, che dopo l’arresto di Bernardo “Binnu” Provenzano, forse per la prima volta nella storia di questo conflitto fra potere illegale e potere legale, non si è fermato, ha proseguito la sua azione colpendo gli emergenti e pericolosissimi Lo Piccolo. Poi qualcosa è successo, proprio in coincidenza con l’ennesima tornata elettorale e l’ennesimo cambio di governo. Proprio nel 2008, dopo gli ultimi blitz della catturandi, lo Stato ha perso terreno: tagli sul personale di pubblica sicurezza, tagli sulle risorse (perfino la benzina), concorrenza e mancanza di coordinamento fra i vari corpi civili e militari di polizia, rimessa in discussione di strumenti come il regime di 41 bis per i boss mafiosi in carcere indispensabili per spezzare comunicazioni da dentro e fuori i penitenziari e di conseguenza interruzione delle catene di comando dei clan. Tutto questo ha contribuito, e non poco, a indebolire lo Stato nell’azione di contrasto alle mafie, e in particolare questo calo di attenzione ha riguardato la Sicilia e le trasformazioni in atto negli equilibri di Cosa Nostra nelle provincie di Palermo e Trapani. Cosa Nostra, a differenza degli altri sodalizi mafiosi, è un’organizzazione impermeabile a “ingressi” esterni, si fonda su un insieme distorto di valori (ma pur sempre codificati e condivisi) e un controllo capillare dei territori fisici, economici e politici. Con il denaro, con le intimidazioni, e solo alla fine con la violenza. Cosa Nostra è paziente, usa le armi e l’omicidio solo come estrema ratio. L’anomalia non è che la mafia siciliana non spari. L’anomalia è che spari. La strategia stragista di Totò Riina è stata un’anomalia nella storia della mafia. I clan non vogliono essere visibili, la tradizione è questa. E Cosa Nostra è, dopo più di un secolo di storia certa, tradizione.

Un mosaico composto da appunti, letture, incontri, scarpe consumate, inchieste e reportage. Passo dopo passo, pagina dopo pagina, con la consapevolezza che sta per scoppiare di nuovo una guerra di mafia in uno dei territori più complessi e difficili del nostro Paese: il triangolo del potere tradizionale delle famiglie strategiche per i corleonesi. Cinisi, Punta Raisi, Borgetto, Corleone, San Giuseppe Jato, Partinico, Terrasini e poi, nel trapanese, Alcamo e Castellammare del Golfo: questo è il territorio dei clan vincenti della guerra di mafia degli anni Ottanta che portò alla creazione del potere assoluto di un uomo e dei suoi alleati: Totò Riina, Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella. Questo è il territorio dove oggi si sta svolgendo una nuova guerra di mafia che coinvolge i “rampolli” dei boss arrestati, alcuni latitanti di rango come Matteo Messina Denaro e Domenico Raccuglia, e alcuni livelli più “bassi” dell’organizzazione mafiosa che, illudendosi di un vuoto lasciato dai clan decapitati dallo Stato, cercano di emergere, di conquistarsi sul campo i gradi di boss. Dal 2003 in poi in questa zona si è preparato, e consumato, un conflitto sanguinoso nato a causa del tentativo di scalata dei Lo Piccolo con l’obiettivo di prendere in mano il controllo di Palermo e della provincia.

Un giovane collega, siciliano per giunta, quando ho pubblicato i primi articoli su left – Avvenimenti relativi a questo conflitto mi ha detto: «Ma che fai? Ti metti a scrivere di questa mafia rozza e contadina?». Rozza e contadina? No, ho scritto e scrivo di mafia e basta, perché Cosa Nostra è questo: i boss possono contemporaneamente decidere chi mandare al Senato, come partecipare a un appalto, come tenere sotto controllo l’intero sistema economico produttivo dell’isola e mungerlo, giocare in borsa, fare affari internazionali e poi sparare a un rivale per una questione di un pascolo di vacche con la stessa attenzione e con la stessa determinazione. Perché la mafia è potere dal momento in cui la moglie di un boss va a in un supermercato e non paga la spesa a quando specula sui titoli alla borsa di Milano o Londra. Potere, paura, silenzio e “piccioli”. La mafia è un insieme di tanti aspetti e appetiti, ma senza il controllo del territorio non esiste. E se vuoi capire davvero che cosa sia e come agisca Cosa Nostra devi iniziare a capire chi controlla o chi aspira a controllare un determinato territorio. Questo territorio.

Cosa Nostra non è un potere solo, è più poteri fra loro strettamente legati. Intreccio che oggi, all’interno di una riorganizzazione obbligata causata dai numerosi arresti, si configura come scenario di una potenziale escalation conflittuale interna, quindi di una possibile, se non già in corso, guerra di mafia. «Ancor prima della cattura dei Lo Piccolo – si legge nella relazione Dia relativa al primo semestre 2008 -, come acclarato sotto il profilo investigativo dai riscontri dell’operazione “Gotha” del 2006, gli equilibri dell’organizzazione criminale siciliana si trovavano già in una fase delicata, ulteriormente aggravata dal venire meno della figura baricentrica di Bernardo Provenzano e, conseguentemente, della sua autorevole capacità di mediazione tra le contrapposizioni esistenti tra le anime “corleonesi” e “palermitane”. In tale contesto di strisciante conflittualità, nel 2007, il mandamento mafioso governato dal Salvatore Lo Piccolo aveva intrapreso una strategia egemonica, fondata non solo sull’espansione dell’influenza territoriale, ma anche sulla pianificazione di profondi mutamenti dei consolidati equilibri storici mafiosi, quali il graduale rientro degli appartenenti alle famiglie perdenti delle vecchie guerre di mafia, i c.d. “scappati” e i tentativi di ricostituire, in sinergia con le famiglie statunitensi, una posizione più autonoma e forte della compagine siciliana nel narcotraffico internazionale».

E la relazione prosegue indicando quale sia oggi lo scenario dei poteri in lotta prima per il controllo del territorio “tradizionale” e poi dell’intero assetto mafioso dell’isola: «La probabile stasi operativa del tessuto mafioso tende a frenare l’autonomia raggiunta dalle varie componenti, come pure qualsiasi attività illecita ed i conseguenti aspetti decisionali nei rispettivi territori di competenza, come sembra accadere per il latitante Raccuglia Domenico a Partinico e ad Altofonte, nonché per lo stesso Messina Denaro Matteo nella provincia di Trapani. Di contro, la documentazione, rinvenuta in occasione degli arresti dei Lo Piccolo, fa stato del perdurante desiderio di ricondurre la struttura di Cosa Nostra all’antica architettura gerarchica, sia pure con una diversa suddivisione mandamentale, e al recupero delle antiche regole comportamentali».
Raccuglia e Messina Denaro sono entrambe “laureati” da una più che decennale latitanza. Ognuno di loro aspira a ereditare il potere di Riina e “Binnu” Provenzano. Quello che si sta muovendo in questi mesi sul territorio è il frutto di queste ambizioni, che si vanno anche a scontrare con il pur sempre potente clan Riina di Corleone. Giuseppe Salvatore, figlio dell’anziano boss Totò in carcere sotto “intermittente” regime di 41 bis nel carcere di Opera, prima è stato scarcerato per decorrenza dei termini e poi assolto in appello per tre omicidi avvenuti proprio nel paese del palermitano tra il gennaio e il febbraio del 1995. Il figlio di Riina era accusato di essere coinvolto nell’assassinio di Giuseppe e Giovanna Giammona e del marito di quest’ultima, Francesco Saporito. E la moglie di Totò, Antonietta, sposata a Salvatore Riina dal 1974 in latitanza, è la sorella minore di Calogero e Leoluca Bagarella, ed è stata anche la prima donna incriminata per reati mafiosi. Nel periodo di carcerazione del figlio avrebbe mantenuto in piedi lo scheletro degli affari di famiglia. La presenza del clan Riina è quindi garantita. E questa famiglia ha pesato e continua a pesare in questo territorio già arroventato dalle rivalità fra Domenico Raccuglia e Matteo Messina Denaro. Anche perché Totò Riina è formalmente ancor oggi il capo di Cosa Nostra.

Torniamo alla relazione della Dia, nella quale si legge che «Le investigazioni più recenti hanno certificato un forte quadro di fluidità, caratterizzato dagli spostamenti di diversi uomini d’onore da uno schieramento all’altro, dalla soppressione o dall’accorpamento di famiglie, dalla diversa definizione di zone d’influenza dei mandamenti, spesso in una logica di alleanze incerte, sicuramente esito della mancanza di elementi apicali, capaci di assicurare una vera ed efficace dirigenza della struttura criminale». È un quadro molto simile a quello che Cosa Nostra si trovò ad affrontare nel 1969/70 dopo la strage di viale Lazio e l’ondata di arresti che pose fine a quella che viene definita “la prima guerra di mafia”, situazione che però pose le basi all’ascesa di un emergente del calibro, appunto, di Totò Riina attraverso la “mattanza” del 1978/82. Un bagno di sangue che aprì la strada alla strategia stragista di Cosa Nostra. Nuove alleanze, nuovi schieramenti: ecco cosa sta avvenendo. Per fare cosa?
(segue...)

anche su Agoravox.it

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26 luglio 2008

Proclamato lo stato d'emergenza. Il Governo teme l'immigrazione clandestina

di Giovanni Mazzamati

Stretta securitaria del Governo. Il Consiglio dei Ministri ha deliberato lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale per fronteggiare “un eccezionale afflusso di cittadini extracomunitari”, come specificato dal comunicato stampa di Palazzo Chigi. L'obiettivo del provvedimento, proposto dal Ministro dell'Interno Maroni, è quello di potenziare le attività di contrasto e di gestione del fenomeno dell'immigrazione clandestina.

A spiegare la norma è stato il capo dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero degli Interni Mario Morcone, che ha precisato come “la misura consentirà, attraverso l'utilizzo di ordinanze della protezione civile, l'adozione di procedure accelerate per la gestione dei nuovi centri di accoglienza”. Nessun intervento delle forze armate, quindi, come ribadito anche dal Ministro della Difesa La Russa. “Si tratta di una esigenza della protezione civile, che tocca essenzialmente aspetti organizzativi e burocratici. Non ci saranno i carri armati nelle strade e non si potrà sparare a vista”. I tre mila uomini messi a disposizione da La Russa, però, destano preoccupazione, anche se si continua ad affermare che lo stato d'emergenza servirà a garantire maggiore flessibilità nei trasferimenti dai Cpt.

(... Prosegue su Dazebao)


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25 luglio 2008

DA LONTANO : LA SCRITTURA E IL DISPATRIO

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Il manifesto della manifestazione
Sabato 26 Luglio a Schio (VI) alle 20.30 Fabbrica Alta, via Pasubio va in scena Kabum... come un paio di impossibilità.

DA LONTANO : LA SCRITTURA E IL DISPATRIO
scarica il pieghevole in formato pdf

Il festival si propone quest’anno di andare a raccogliere l’eredità di Luigi Meneghello inquadrando la sua opera nel contesto che – sostiene Atoz – più le è proprio. Ovvero uno spazio lontano: lontano dalla provincia, dal suo dialetto, lontano persino dal vissuto. La creazione del mondo linguistico di Meneghello è infatti il prodotto di un dispatrio. L’autore scrive il suo libro più famoso nell’Inghilterra degli anni Sessanta in cui suonano i primi accordi i Beatles e i Rolling Stones. Solo grazie a quella distanza – spaziale e temporale – Luigi Meneghello può mettere a frutto il suo genio di mediazione tra esperienza e linguaggio, tra oralità e scrittura, tra autobiografismo e filtro letterario.
Mr. Atoz

“Non si abita un paese, si abita una lingua. Una patria è questo e nient’altro.” (E. M. Cioran)

“Il valore di Luigi Meneghello è sicuramente meno chiaro oggi nel Veneto che altrove; la sua storia è un’esperienza che attraversa l’Europa raccontando di un’Italia preziosa non solo per chi vuole ricordare ma anche per chi oggi vuole ricostruire legami, identità, cittadinanza prima dell’appartenenza a una parte.” (Marco Paolini)


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24 luglio 2008

UN GIORNO CON RITA ATRIA

Sabato 26 luglio si svolgerà, in occasione del 16° anniversario della sua morte, “Un giorno ‘con’ Rita Atria”, una giornata dedicata alla memoria di Rita Atria, Testimone di Giustizia, che una settimana dopo la morte del giudice Paolo Borsellino (a cui aveva affidato il suo futuro) si tolse la vita ad appena diciassette anni. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Antimafie “Rita Atria” insieme al Laboratorio Zen Insieme di Palermo, prenderà le mosse alle ore 9.00 dal quartiere ZEN 2 di Palermo; da lì un pullman porterà fino al cimitero di Partanna (Trapani), dove si svolgerà alle ore 11.00 un momento di memoria sulla tomba di Rita Atria. Prima di rientrare a Palermo è prevista una sosta presso le terre confiscate alla mafia affidate alla Cooperatica NoE di Partinico.

Alle ore 18.30 avrà luogo, presso il Laboratorio Zen Insieme, un incontro con Piera Aiello, Testimone di Giustizia e cognata di Rita Atria, dal titolo “memoria impegno azione”.
Come sottolineano le parole che danno il titolo all’incontro del pomeriggio, l’intera giornata di memoria non vuole essere una commemorazione, ma un fare memoria attivo che si rivolge a tutti coloro che non hanno perso la speranza in una società liberata dalla mafia e che hanno voglia di agire fattivamente all’interno del tessuto sociale per ricostruirlo all’insegna della giustizia e della legalità. L’iniziativa, prendendo le mosse da Rita Atria, vuole essere inoltre un segno forte in nome di tutti i Testimoni di Giustizia che come lei sono abbandonati dallo Stato al proprio destino di solitudine e identità negate, località segrete e attese vane di un riscatto.

Saranno presenti fra gli altri don Luigi Ciotti, Pino Maniaci di Telejato, Michela Buscemi, Pina Grassi, Lucia Sardo, Mario Ciancarella, Graziella Proto, Donatella Aloisi, le associazioni "Cittadini Invisibili? No Grazie!" , Ubuntu, Fascio e Martello. (www.fascioemartello.it), LEFT - i giovani della sinistra. Altre adesioni sono attese.

Per quanti dovessero partecipare alle iniziative desideriamo far presente che per motivi di sicurezza non sarà possibile fotografare o riprendere (video e audio) Piera Aiello.
Per informazioni: 347.262.27.46


Laboratorio Zen Insieme e l'Associazione Antimafie "Rita Atria" Un giorno “con” Rita Atria

26 luglio

Ore 9.00 partenza per Partanna dal centro del
Laboratorio “Zen Insieme” - via Fausto Coppi, ZEN 2 - Palermo

Ore 11.00 Arrivo al cimitero di Partanna dove
renderemo omaggio a Rita Atria che riposa ancora,
dopo 16 anni, in una tomba senza nome

Pranzo presso la cooperativa NoE di Partinico
(solo per il laboratorio “ZEN INSIEME”)

Ore 18.30 c/o Il Laboratorio “ZEN INSIEME”
memoria, impegno e azione
Incontro con Piera Aiello

Si ringraziano: Luigi Ciotti - Presidente di Libera; Telejato; Cooperativa NoE; Comune di Partinico


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La Pinomobile verrà parcheggiata nella casa di Provenzano a Corleone

Martedì scorso consiglio comunale straordinario a Partinico per esprimere solidarietà a Pino Maniaci e TeleJato dopo gli ultimi atti di intimidazione. E ieri stessa iniziativa a Corleone, dove il consiglio comunale e il sindaco hanno voluto testimoniare la loro vicinanza e la loro solidarietà a Pino Maniaci e a tutti i collaboratori della testata con una lunga e affollatissima seduta. "Pino Maniaci e TeleJato significano molto per questo territorio - ha dichiarato il sindaco Antonino Iannazzo - Mostrando in particolare ai giovani altri modelli culturali, dando un esempio fondamentale di patecipazione civile". Inoltre il sindaco ha richiesto ufficialmente a Maniaci la "pinomobile", la storica automobile di servizio incendiata la notte del 17 luglio, da parcheggiare all'interno della casa di Bernardo Provenzano in via Colletti. La macchina e Pino erano presenti, a poche ore dall'arresto del Boss, sul luogo dell'operazione: oggi ritorna coma simbolo della lotta alla mafia. La "pinomobile" per quasi un decennio è stato un simbolo della libera informazione in questa terra sfregiata dalla mafia. Che oggi, dismessa forzatamente dalla mano di intimidatori, "occupi" simbolicamente un proprietà di un mafioso è un gesto simbolico forte dell'impegno contro la mafia e di appoggio a TeleJato da parte dell'amministrazione corleonese.

(foto di Maura Pazzi)



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23 luglio 2008

Beh, si è anche riso a TeleJato



A Partinico il segreto del Tonico Camello... in un video di quel gruppo di matti dadaisti di Fascio&Martello

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